pensieri disconnessi: amici io pensieri pensieri disconnessi
by sogliadibronzo
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il senso dell’essere in due
Qualche giorno fa su Friendfeed (sì, sto sempre là sopra a cazzeggiare) si parlava di matrimonio.
La necessità che molti sentono di sposarsi e procreare. La necessità che molti non sentono di farlo.
Spesso e volentieri ho pensato che il matrimonio fosse un’inutile formalità.
Bello il vestito bianco, simpatico l’anello come simbolo, divertenti i parenti prima commossi e poi ubriachi ma…poi? cosa rimane il giorno dopo?
Non mi importa essere al centro del mondo per un giorno. Voglio essere al centro del tuo mondo tutti i giorni.
Voglio sapere che ci sei quando ho bisogno. Voglio essere in grado di esserci quando tu hai bisogno.
Voglio gioire con te e soffrire con te.
Tu?te?tuo?
Sì, credo sia fondamentale per ogni essere umano condividere la propria vita con qualcun’altro, il problema è che la società ci ha insegnato che questo “altro” deve essere un marito o una moglie.
E allora io mi ribello…punto i piedi #ecco!!!
Sì, credo che ognuno di noi abbia bisogno di qualcuno ma quel qualcuno può essere chiunque.
Può essere un figlio, un amico, un genitore…smettiamola di illuderci che si sta meglio da soli ma smettiamola anche di illuderci che per stare bene dobbiamo essere la “metà romantica” di qualcuno.
Amare e essere amati sono concetti slegati dall’atto sessuale, la complicità va oltre.
Amo e sono amata da molti amici.
(come al solito il post non l’ho riletto, prendetelo così, il solito flusso di pensieri disconnessi e deliranti che partono da A e finiscono a parlare di Z)
caro papà…
Caro papà, ho cancellato e riscritto questo post decine di volte.
Ho saputo che leggi il mio blog.
Ho saputo che hai paura di cosa potrebbe pensare chi ti conosce leggendomi.
Non sei stato un buon padre, non vedo perchè dovrei sostenere il contrario.
Ci sono cose che mi fanno soffrire, non vedo perchè dovrei nasconderle.
Internet è un luogo libero, puoi commentare e dare il tuo punto di vista se non sei d’accordo con quello che ho scritto di te in questi anni.
Questo blog sarebbe potuta essere l’occasione per conoscere tua figlia, sapere cosa fa, cosa la interessa, come sta….ma ancora una volta hai voluto sprecare l’ennesima possibilità che ti è capitata tra le mani.
Per te l’importante è stato e sarà sempre salvare l’apparenza esterna, salvaguardare ciò che la gente pensa di te, fingerti un buon padre davanti agli occhi altrui ma la verità è che non sai neanche qual è il mio colore preferito o il mio dolce preferito.
casa drink and food fattacci miei pensieri disconnessi: acqua casa io NON sushi
by sogliadibronzo
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come preparare il sushi, senza morire avvelenati
Una piccola guida per evitare di produrre lo schifo immondo che ho prodotto io, imparate dai miei errori gente!
Prima di tutto comprate al supermercato uno di quei SushiPack con tutti gli ingredienti dentro e delle istruzioni facili facili da seguire, riportate sul retro della confezione.
Alla confezione così come la vedete basta aggiungere del sachè (che non ho la più pallida idea di come si scriva e che ovviamente non avevo in casa…cazzo me ne faccio del sachè), del pesce crudo (io ho usato del salmone e dei gamberetti) e a piacere delle verdure (io ho usato cetriolo e carote).
Ora che avete tutto potete cominciare.
Aprite la confezione del riso e versatelo in acqua come indicato nelle istruzioni e per la durata che vi viene consigliata….

NON prendete libere iniziative
Fate cuocere per 15 minuti e NON 15 minuti più 15 minuti più vabbè ancora 2 minuti.
NON aggiungente acqua perchè vi sembra che ne manchi.
NON alzate e abbassate il fuoco in modo ossessivo compulsivo.
Coprire il riso come indicato, appena bolle l’acqua…NON dopo 20 minuti di cottura.
Mentre il riso sul fuoco cuoce tranquillo voi potete dedicarvi alla preparazione del pesce e delle verdure.
NON utilizzate gamberetti surgelati e scongelati nel micronde, rilasciano una puzza di pesce immonda, acqua a volontà e si rammoliscono….tanto era lo schifo che li ho buttati senza utilizzarli.
Se, come me, avete comprato del filetto di salmone fresco al banco pescheria, toglietelo dal frigo e tagliatelo in strisce/trancetti larghi due dita. Se non vi fa troppa fatica, cercate di tagliarlo lasciandogli un minimo di dignità. EVITATE di usare un coltello seghettato, io l’ho fatto e il mio salmone sembrava passato nella bocca di uno squalo.
Una volta terminata la cottura del riso, aggiungete 1 cucchiaio di zucchero e 1 cucchiaio di aceto. No, NON è una battuta, dovete aggiungerli veramente se non volete che il vostro riso sappia di sabbia.
Infine copritelo con un panno (copritelo NON vuol dire avvolgetelo!!! questo riso è molto colloso, se lo avvolgete dovrete buttare il panno!!!) e lasciatelo raffreddare.
Mentre il riso si raffredda sistemate la prima alga (sì, quella cosa verde-nera appiccicosa e odorante di mare) che trovate nella scatola sulla tovaglietta di bambù.
Prendete 1/3 del riso, NON una quantità compresa tra uno e infinito, NON metà, NON tutto e posizionatelo sull’alga assicurandovi di lasciare un centimetro di spazio su ogni lato lungo.
Posizionate sopra il riso il vostro contenuto, pesce e/o verdure, bagnate le parti libere dell’alga con semplice acqua e, aiutati dalla stuola di bambù create un rollino.

Non ci siete riusciti?
Niente paura, staccate l’alga dal bambù, aprite il cestino dell’immondizia, buttate la tovaglietta e riprovate.
Il rollino è pronto ma non si chiude?
Ecco che entrano in gioco le due alghe di riserva! Munitevi di forbici e tagliate delle listelle che vi serviranno come giunture nei punti di mancato contatto….tranquilli, se non mettete il sushi sotto luce diretta nessuno se ne accorgerà.
Una volta che il rollino ha raggiunto una certa stabilità potete cominciare a tagliarlo in cilindri.
A questo punto vi avanzano 2/3 di riso, inutilizzabili per creare altri rollini di sushi visto che avete usato tutta l’alga per fare le aggiunte.
Ma NIENTE panico! Fate delle simpatiche palline con il riso avanzato, schiacciatele un poco e buttateci sopra il salmone avanzato…
il successo è assicurato, almeno nell’apparenza!!!
SCARPA dal #dizionario secondo soglia
Scarpa:
Usato nella forma verbale “essere una scarpa” o contratto nella forma “essere scarpa” denota individuo privo di una qualche capacità fisico-sportivo o intellettuale-culturale.
Es. “Sei una scarpa in italiano”, “certo che sei scarpa in tutti gli sport!”
Per vedere tutte le voci del dizionario clicca su #dizionario tra i tag alla tua sinistra.
pensieri disconnessi: friendfeed io paura social Social Network
by Soglia di Bronzo
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forse è solo la paura di restare senza friendfeed
Il 10 agosto 2009 Facebook, il social network in assoluto più conosciuto e utilizzato al mondo, acquista Friendfeed, sn che possiamo definire quasi di nicchia ma ben sviluppato e con grosse potenzialità.
Scatta il panico generale, il sospetto, neanche troppo infondato, è che Facebook. abbia comprato quello che sarebbe potuto diventare un pericoloso competitor.
Nei mesi seguenti sono stati creati numerosi sn dalle caratteristiche disparate ma per lo più ispirati alle caratteristiche di Friendfeed.
Abbiamo avuto Meemi, Hellotxt, GoogleBuzz*, Gravity e di recente, molto recente, Amplify. Social Network degni di nota, con buone possibilità, in continuo aggiornamento ma comunque ancora lontani dall’effetto Friendfeed.
Tutta paura? tutta voglia di trovare un surrogato nel caso Friendfeed venga chiuso? forse, probabilmente.
Nei mesi mi sono iscritta a tutti i sn sopra citati ma non mi sono soffermata su nessuno di loro, amo troppo Friendfeed e la sua capacità di condividere tutto, dalle emozioni alle notizie.
Amo la sua completezza e la sua varietà, amo le infinite possibilità di contatto e interazione.
Sicuramente una buona percentuale di successo di un sn la fanno le persone eppure…io su Facebook (dove, diciamocelo, ci sono tutti, anche mio nonno) non mi trovo a mio agio.
Questa caterva di pubblicazioni di frasi fatte e gruppi improbabili mi sembra un inutile scorrere di fuffa, non mi stimola nessun tipo di contatto e interazione…appunto.
Il 90% della mia comunicazione su Facebook passa attraverso la chat, riducendo il sn ad un surrogato di skype e msn.
Caro sig. Facebook, non mi portare via Friendfeed, per favore, come farò a spiegare ai miei futuri figli che ho conosciuto il loro babbo su una cosa che non esiste più?
*Google Buzz l’ho usato talmente poco che l’avevo rimosso dalla memoria e c’è voluto l’intervento di Catepol per riportarmelo alla mente, nonostante sia l’esperimento più vicino a quello che è Friendfeed


